L'Iniziativa Musicale

Progetti Tematici

LE CITTA’ INVISIBILI 2015-2016

Abbiamo voluto propone un viaggio profondo, nel senso dell’esistenza e bella sperimentazione artistica. Ognuno di noi è Marco Polo, ognuno di noi si è sperimentato viaggiatore alla ricerca della propria città ideale, una città o un mondo che ci fornisca motivi per essere felici, uomini e donne, bimbi e bimbe, che trovano nella scoperta del mondo, nello studio e nella creazione musicale un motivo per cui valga la pena vivere, per sfuggire alla tristezza. Come dice Marco: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

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ARUM DEM FAYER 2014-2015

Non abbiamo la pretesa di proporre soluzioni per la “questione palestinese”, per questa terra martoriata da decenni. Ci limitiamo a raccontare la nostra storia, a indagare a fondo i problemi e a trovare spiragli di speranza, ci limitiamo a ritrovare la bellezza di mondi sommersi, così lontani da noi da pensare che non esistano… Storie ricche di millenni che sopravvivono alla violenza del presente, incontri e scontri, ancora una volta, crocevia. I giovani dialogano, nei locali notturni, nelle vie aff ollate di Tel Aviv, sulle note di una brano rap. Non siamo ingenui, sappiamo che i problemi esistono e sono enormi, sappiamo anche però che serve saper aprire gli occhi ai segnali di speranza, fare gli occhi capaci di vedere il bene.

CONGO SQUARE 2013-2014
Cos’è il Jazz? Una volta qualcuno mi disse che per raccontare una storia, per esprimere un concetto, bisogna possedere il codice per farlo. Le lettere. Le parole. Le frasi. Con la musica è lo stesso. Per raccontare storie musicali dobbiamo possederne il codice. Le note. Il tempo. Le scale. Gli arpeggi. La storia che stiamo provando a raccontarvi è una storia di strade che si intrecciano, di percorsi che si uniscono indissolubilmente, ingredienti che provengono da mondi diversi, dalla musica afro e i canti di lavoro, e che si intrecciano dando vita a storie nuove. Il Jazz, il Blues, il Gospel, il Soul. Tutto questo a dare vita a un modo di fare musica che non può essere fatto proprio se non vivendolo sulla propria pelle. “Cos’è il Jazz? Amico, se devi chiederlo..non lo saprai mai.”

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IO NON CANTO PER CANTARE 2012-2013
Perché parliamo, perché cantiamo? “Ogni parola è un seme. Da troppo tempo le nostre parole, le parole degli uomini, non sanno più radicarsi. Girano stancamente senza trovare il terreno che permetta loro di aprirsi un varco nel chiacchiericcio ormai cosmico che ci avvolge. Parliamo senza mai essere sfiorati dal dubbio che la parola, per esistere davvero, deve essere nutrita dall’ascolto. Sì, ogni parola è un seme, e il cuore dell’uomo è il luogo in cui si deve posare, mettere radici, spezzare il tegumento dell’indifferenza, dell’ignoranza, dell’impazienza, dell’idolatria che stanno divorando la dignità delle persone.”
“Io non canto solo per cantare né perché ho una bella voce, canto perché la chitarra possiede sentimento e ragione. Perché il canto ha senso quando palpita nelle vene di chi morirà cantando le verità sincere.”

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GIGLI E FIORDALISI 2011-2012
“Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.” Un viaggio tra le parole e le note del grande cantautore genovese Fabrizio de André.

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XENITIA’ 2010-2011
“Xenitiá non è parola facile. Vuol dire migrazione, essere lontani da ogni luogo o volto amato. Xenitiá vuol dire fare il pieno di bisogno in ginocchio, erranti sulla soglia, pellegrini della nostalgia con i piedi gonfi.
Persino nella terra che mi ha fatto, quando torno, scavo, e scopro che non sono più com’ero.”
Prima di essere un immigrato, si è un emigrato: prima di arrivare in un paese, se ne è dovuto abbandonare un altro. E i sentimenti, gli equilibri, tanto con il paese d’origine che con quello d’arrivo, non sono mai semplici. La migrazione è contemporaneamente una bomba potenziale e un’occasione di trasformazione: lo è sia per chi arriva, che per chi riceve. Una sfida, una difficile equazione, in cui entrambe le parti danno e ricevono, trasformano e sono trasformati; e quanto più sono disposti a lasciare, tanto più riescono a conservare. Se questo riesce, ecco la reciprocità, la convivenza, la vera integrazione — che non è omologazione. Ed entrambi, da allora in poi, potranno dire di essere… a casa.

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RADICI 2009-2010
L’Italia è una terra dalle molte voci, alcune aspre e dolenti, altre estremamente arcaiche; nessuna corrisponde alla nostra idea della bella arte della canzone. Eppure in ogni regione sono giunti fino al nostro tempo un sentimento antico, una cultura locale della bellezza.
“Unità nella diversità”… un’espressione semplice, suggestiva, eppure raramente compresa e praticata. Da quando gli ideali romantici e risorgimentali hanno promosso le nazionalità, si è imposta l’idea che l’unità sia un valore supremo, da far valere non solo contro l’oppressore esterno, ma anche contro il particolarismo interno. Se l’unità nazionale è sacra, pagata come è stata con lotta e sangue, che dire però della diversità culturale? Deve soccombere necessariamente all’omologazione e al nazional-popolare? Perché trascurare il fatto che la Penisola italiana, più ancora di altri paesi, era ed è un mosaico di culture locali, di lingue, di costumi? Perché impedire che questa grande ricchezza, questo prezioso patrimonio sopravviva, trovi ancora le sue forme di espressione, rivendichi la propria identità?

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MARE NOSTRUM 2008-2009
Mediterraneo è un luogo geografico, ma soprattutto è un luogo della memoria, della storia dei popoli. Per molto tempo è stato mare di commerci, scoperte, conquiste, teatro di una civiltà così grande da comprendere al suo interno milioni di genti. È stato ricordo di miti sui quali si è costruito un’identità di topos, di luogo. Teatro di miti che sopravvivono ma anche di racconti e tradizioni dimenticate, di un’oralità sempre più in pericolo. Mediterraneo è un concetto in evoluzione, affronta la sua modernità e le sue contraddizioni schiacciato dai grandi spazi del mondo esterno. Il nostro piccolo mare vive, tra mille difficoltà, la sua storia, guarda nostalgico al suo indimenticato passato e da questo prende ispirazione. Il sogno Mediterraneo non è morto, troppo intriso e legato all’esistere e al vivere delle popolazioni che su di lui si affacciano, che alle sue onde si aggrappano. Cos’è il Mediterraneo? Molte cose allo stesso tempo. Non un paesaggio, ma molteplici paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma diverse civiltà sovrapposte le une alle altre. Tutto ciò perché il Mediterraneo è un crocevia antichissimo.

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SONGLINES 2007-2008
Questa produzione non è monografica in senso stretto, non tratta cioè di un popolo o di un momento storico propriamente detti. Ma vuole come sempre riflettere sulla cultura umana, analizzandola attraverso il formidabile caleidoscopio dei suoi linguaggi musicali, capaci di articolarsi, combinarsi e trasformarsi. Ecco quindi che le Songlines, le Vie dei Canti, diventano per noi una metafora dell’articolarsi, dell’intrecciarsi degli idiomi musicali, delle lingue, delle storie, dei brani che nascono, si spostano, crescono, mutano e vivono diverse vite. Un simbolo della potenza creatrice del suono, e dell’incessante trasformazione delle cose e delle culture. Secondo gli aborigeni australiani percorrendo e cantando tutta la vita la Via del Canto del suo antenato, alla fine un uomo diventava la pista, l’antenato ed il canto stesso.

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MUSICHE DELLA DIASPORA 2006-2007
Questo spettacolo pone la sua attenzione sul Popolo Ebraico. Ancora una volta il nostro interesse non è tanto o solo verso quel popolo e le sue manifestazioni culturali/musicali, ma verso la sua storia e la sua complessa identità. Ecco il perché del titolo: non la musica israelita, intesa come fenomeno di “conservazione”, ma la musica del popolo frammentato, in viaggio, disperso nel mondo, costretto a confrontarsi e scontrarsi con la diversità. Un difficile equilibrio tra identità e differenza, tra conservazione e trasformazione. Il risultato? Una sorprendente unità nella diversità.

IDA Y VUELTA 2005-2006
“Ida y Vuelta”, Andata e Ritorno in lingua spagnola. Ogni “andata”, ogni viaggio lontano dalla propria terra e dalle proprie abitudini riceve senso dal relativo “ritorno.” Come questo viaggio due mondi, quello considerato vecchio alla vigilia del ‘500 e quello denominato nuovo dalla fatidica data del 1492. Ma ogni viaggio ci impone un confronto con l’altro da sé, con la diversità. Anche quando si conquista, anche quando si distrugge, i vinti lasciano tracce sui vincitori creando una mistura, una contaminazione che lascerà un segno nella cultura nella musica di entrambi i popoli. E questo si vede bene nella profonda e dolorosa dualità dell’animo sudamericano. Non si torna mai uguali a prima. In diversa misura ogni viaggio ci cambia.

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WONDERLAND MUSIC 2004-2005

Il nonsense, la follia. Sentimenti che spesso influenzano o guidano l’animo umano. E quale storia migliore per raccontare questi sentimenti se non quella di Alice nel paese delle meraviglie? Seguendo il Bianconiglio in questo viaggio attraverso un mondo di personaggi inusuali e fuori dagli schemi, musicando in un ingannevole guazzabuglio di musiche le tematiche della pazzia, del tempo, del nonsense poetico e narrativo, del potere e della società.

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